Chi ha liberato chi? - Dopamina 21#
Questo mese Dopamina arriva necessariamente in ritardo. Alcuni territori non possono essere attraversati in fretta, ma richiedono tempo, ascolto, complessità e talvolta conflitto, come in questo caso. C’è poi una scelta: uscire oggi, il 28 aprile, giorno della liberazione di Torino, la nostra città.
È da dire che, quando abbiamo iniziato a lavorare a questa newsletter, l’urgenza da cui germogliava la nostra domanda era chiara: quale ruolo hanno avuto le donne e le soggettività queer nella liberazione dal nazifascismo?
La risposta, però, non si è rivelata altrettanto limpida. Così, cercando, leggendo, attraversando archivi e immagini, è emerso qualcosa di più netto e crudele di qualsiasi dato: una mancanza di rappresentazione, di linguaggio, di riconoscimento, di dato.
Allora, di fronte a ciò, la nostra domanda ha cambiato forma: secondo quali modalità i dati vengono cancellati o, addirittura, ignorati per evitarne la rappresentazione?
Invisibili - Caroline Criado Perez (2020)
Nel suo lavoro, Caroline Criado Perez mostra come il mondo sia costruito su dati che escludono sistematicamente alcune soggettività.
Dati mancanti significa vite mancanti: dalla medicina alla tecnologia, fino allo spazio pubblico, ciò che non viene misurato non esiste.
Applicato alla memoria storica, questo produce un effetto ben preciso: se non ci sono archivi, testimonianze, narrazioni, allora alcune presenze vengono cancellate non solo dal passato, ma anche dal futuro. La Resistenza, in questo senso, sembra non fare eccezione.
Storia di un dataset sui femminicidi che è arrivato tra le mie mani– Paola Chiara Masuzzo e Donata Columbro (2026)
Questo lavoro mostra cosa significhi ricostruire dati quando essi sembrano non esistere. Raccogliere, verificare, organizzare informazioni che nessuna istituzione aveva mai sistematizzato per dare forma a ciò che era disperso.
Qui, il dato non rappresenta qualcosa che si trova, ma che si costruisce. E questo cambia tutto, perché se i dati possono essere prodotti, allora anche la memoria può esserlo. E ciò che oggi manca non è necessariamente perduto, bensì qualcosa che non è stato ancora raccolto, nominato, reso visibile.
Bandite - Alessia Proietti (2009)
Il documentario di Alessia Proietti lavora esattamente in questa direzione: non si limita a raccontare la Resistenza, ma costruisce un contro-archivio, restituendo voce alle partigiane e sottraendole dalla marginalità in cui sono state confinate per decenni.
Qui la memoria è recuperata, riorganizzata, riposizionata e, infine, resa politica. Ciò è la prova che raccontare non sia un gesto neutro, ma un atto di riscrittura.
https://openddb.it/film/bandite/
Questa newsletter doveva essere un’altra cosa. Avrebbe dovuto raccontare storie: nomi, volti, esperienze di donne e persone queer nella Resistenza.
Ma quelle storie, nella forma in cui le cercavamo, non ci sono. O meglio: non sono facilmente accessibili, non sono sistematizzate, non sono entrate a far parte del racconto condiviso. E allora, forse, il punto non è più cercarle come eccezioni, ma riconoscere che la loro assenza sia strutturale.
Liberare la memoria
Per noi di Cubo, fare memoria significa mettere in crisi il racconto dominante.
Il 25 aprile è tanto ciò che ricordiamo quanto ciò che non siamo statə in grado di ricordare come civiltà.
Se la Liberazione ha aperto uno spazio, dobbiamo chiederci: chi ha potuto abitarlo davvero? E chi, ancora oggi, resta ai margini di quella libertà? Forse è proprio da qui che dovremmo ripartire.
Come scrive Donna Haraway in Chthulucene, oggi abbiamo la necessità di raccontare storie in grado di generare altre storie.
Per la loro forza immaginativa e perché raccontare può diventare un atto materiale: un modo per riempire archivi incompleti, per produrre contro-archivi e contro-dati, per far emergere voci messe a tacere e storie volontariamente dimenticate.
È da questa urgenza che nasce il nostro nuovo lavoro. Il 6 maggio presenteremo a Off Topic, nella nostra stagione Fertili Terreni Teatro, Corpo della donna. Studio zero. Bosnia ’92–’95, primo passo del progetto Il Corpo della Donna è un Campo di Battaglia.
Un atto performativo generativo, che non vuole limitarsi a raccontare, ma vuole innescare altre narrazioni. Il progetto si costruisce come i volumi di un grande catalogo: un organismo vivo, in continua espansione. Un catalogo di storie che non si accontentano di essere conservate, ma che proveranno a trasformare il modo in cui la Storia viene raccontata, restituendole la sua natura polifonica, attraversata da molteplici voci, in cui il corpo della donna non è margine, ma soggetto politico fondamentale.
Questo è solo l’inizio. Il primo volume, ancora in forma di studio e sperimentazione, si concentra sulla Guerra in Bosnia tra il 1992 e il 1995.
Ma il progetto non si fermerà qui. Continuerà finché ci saranno storie da raccontare perché è proprio lì, nelle storie che mancano, che si apre la possibilità del futuro.
Dove saremo a maggio?
2 maggio, ore 20:45 – Molly
di CUBO – Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, Giovani Sguardi, Torino
6 maggio, ore 21:00 – Corpo della donna. Studio Zero. Bosnia ‘92-’95
di CUBO – Off Topic, Fertili terreni Teatro, Torino
6-7 maggio – APE REGINA - Una giornata per Molly Bloom
di Piccola Compagnia della Magnolia – Sala Ichos, Napoli
9-10 maggio – APE REGINA - Una giornata per Molly Bloom
di Piccola Compagnia della Magnolia – Teatro Basilica, Roma
15 maggio – MOLLY
di CUBO – Teatro Corsini, Barberino di Mugello (FI)
16, 23, 30 maggio – GUARDIA ALTA - Laboratorio di teatro, boxe e narrazione
di CUBO – Palestra Solidale Antirazzista Neruda, Torino
22, 29 maggio – JAB JAB JAB - Laboratorio di ritmo e pugilato
di Neruda Boxe e CUBO – Palestra Solidale Antirazzista Neruda, Torino
26-31 maggio, ore 20:00 – HOTEL BORGES
di Piccola Compagnia della Magnolia – Casa Fools, Fringe Festival, Torino





