Cosa scegliamo di ricordare? — Dopamina 19#
Il Black History Month nasce negli Stati Uniti degli anni Venti come un gesto di riparazione, grazie allo storico Carter G. Woodson, con lo scopo di colmare una rimozione sistemica che non aggiungesse un capitolo alla Storia, ma che ne incrinasse l’architettura.
Ciò nonostante, a distanza di un secolo, molte domande restano ancora aperte.
Chi viene ricordatə e chi no?
Chi è raccontatə come protagonista e chi come una minaccia?
Per questo, il Black History Month non deve rappresentare un mese dedicato, ma un dispositivo critico, capace di ricordarci che la memoria è una costruzione politica e che lo sguardo non è mai neutro.
Se a gennaio parlavamo di decolonizzare lo sguardo, febbraio ci chiede di fare un passo ulteriore:
Riconoscere che lo sguardo coloniale sia anche un archivio. E che quello stesso archivio possa essere riscritto.
Ma ecco le tre traiettorie di questo febbraio, per abituarci ad allenare i nostri sguardi, insieme:
Within Our Gates — Oscar Micheaux
Nel 1920 Oscar Micheaux realizza questo film come risposta diretta a “The Birth of a Nation” di David Wark Griffith, opera che aveva romanticizzato il suprematismo bianco.
In tal senso, Within Our Gates rappresenta un contro-archivio degli anni Venti americani. Mediante esso, il regista mostra la violenza razzista mettendo al centro una donna nera istruita che rivendica il diritto di autorappresentazione della comunità afroamericana.
Questa creazione dimostra che, prima ancora che esistesse il Black History Month, qualcuno avesse già compreso la necessità di intervenire sulle immagini affinché mediante esse si potesse decostruire la narrazione dominante per fini trasformativi.
https://ilmanifesto.it/archivio/33ffa394-bf09-448c-95c7-f597c56351d9
Combahee River Collective — “A Black Feminist Statement” (1977)
Più di cinquant’anni dopo, nell’aprile del 1977, il Combahee River Collective - collettivo indipendente che riuniva femministe e donne lesbiche nere - pubblica un testo destinato a diventare fondativo del black feminism: A Black Feminist Statement. Esso nasce da una frattura, in un tempo in cui le donne nere si trovavano marginalizzate - ancor più di oggi - sia dal femminismo mainstream bianco che dai movimenti per i diritti civili dominati dagli uomini. Laddove nessuno dei due spazi di lotta era in grado di leggere la specificità delle loro vite, l’intuizione di queste donne fu semplice e rivoluzionaria: razza, genere, classe e sessualità non possono essere affrontati come compartimenti stagni, ma in quanto sistemi interconnessi che producono una condizione unica. È qui che prende forma ciò che oggi chiamiamo intersezionalità.
https://www.ebsco.com/research-starters/women-s-studies-and-feminism/combahee-river-collective-issues-black-feminist
La periferia vi guarda con odio — Gabriel Seroussi
In tempi estremamente più recenti, nel 2025, Gabriel Seroussi analizza la “fobia” costruita attorno allə giovani delle periferie italiane. L’autore smonta la distorsione mediatica e politica che trasforma queste soggettività in minaccia, a partire dal termine maranza e della sua strumentalizzazione. Questo concetto nasce infatti come slang pop negli anni Ottanta, per poi diventare l’etichetta di una categoria razzializzata. Ma ciò che viene raccontato come degrado è in realtà uno spazio di produzione culturale, fra rap, trap, estetiche urbane e codici collettivi transnazionali. Qui l’autore ci permette di riconoscere che la paura è spesso una narrazione costruita.
https://scritturemigranti.unibo.it/article/view/23805/20798
Questioni di scelte.
Micheaux dimostra che le immagini possono essere riscritte.
Il Combahee River Collective ci insegna che non basta cambiare ciò che guardiamo, invitandoci a plasmare il punto da cui scegliamo di guardare.
Seroussi ci mostra come la paura generi odio, in questo caso verso giovani persone nere.
La domanda allora si fa più precisa: possiamo permetterci uno sguardo non intersezionale?
È evidente che oggi il Black History Month non possa essere affrontato come una mera commemorazione, ma debba essere preteso in quanto redistribuzione di centralità.
Se a gennaio ci chiedevamo cosa smettere di ignorare, a febbraio il quesito si fa più esigente: chi continuiamo a lasciare fuori quando semplifichiamo la realtà? La chiave, forse, non è rappresentata dall’essere inclusivə, ma dal rivendicarsi radicali.
Dove incontrarci a marzo?
Continuerete a trovarci in tournée per l’Italia e nella stagione di Fertili Terreni Teatro:
18-19 marzo, ore 21:00 – Le Baccanti. Fare schifo con gloria
di Giulio Santolini – Off Topic, Torino
29 marzo, ore 16:30 – SID - Fin qui tutto bene
di CUBO – Teatri d’Imbarco, Firenze




