Fare arte ha ancora un senso? — Dopamina 20#
O meglio: ha ancora senso oggi, quando anche il dissenso rischia di diventare estetica, linguaggio codificato, prodotto? Forse la domanda va spostata. Non se abbia ancora senso fare arte, ma da dove la si faccia, e contro cosa.
Il 18 e 19 marzo ospitiamo Le Baccanti. Fare schifo con gloria di Giulio Santolini.
Un lavoro che attraversa la tragedia greca per riattivarne il nucleo più instabile, fra corpi che sfuggono al controllo ed eccedono, rompendo l’ordine.
In un presente in cui tutto viene regolato e corretto, oppure marginalizzato, cosa significa oggi perdere il controllo?
Da questa frattura nasce anche JAB – L’arte è un pugno, il nostro nuovo progetto a Torino, fra Aurora e Barriera di Milano. Un dispositivo che mette in relazione boxe, teatro, rap e audiovisivo per costruire narrazioni dall’interno, a partire dai corpi e dalle voci che abitano questi quartieri. Perché il punto, ancora una volta, non è solo cosa sia raccontato, ma chi possa farlo.
Se febbraio interrogava la memoria, marzo sposta il fuoco sulla voce: chi ce l’ha e quando viene ascoltata?
Forse, allora, fare arte ha ancora un senso: quando torna a essere un gesto capace di colpire.
Ecco le tre traiettorie di questo febbraio, che hanno mosso verso questa riflessione:
Hamnet - Chloé Zhao (2025)
Cosa può l’arte contro la perdita?
Con Hamnet, Chloé Zhao lavora sulla fragilità, tra lutto e rappresentazione.
A partire dalla morte del figlio di William Shakespeare, il film costruisce un’esperienza trattenuta, che non cerca la consolazione.
Come osserva Loredana Lipperini in Lucy - Sulla cultura, la catarsi non porta alla liberazione, ma all’esposizione. Ed è proprio in questa esposizione che si apre uno scarto, laddove l’arte non restituisce ciò che è perduto, ma ne impedisce la scomparsa trasformando l’assenza in forma. E la forma in possibilità di permanenza.
Ciò ci dice che fare arte ha ancora senso, anche solo per la sua capacità di lasciare traccia.
https://lucysullacultura.com/hamnet-sta-facendo-piangere-tutto-il-mondo-ed-e-giusto-cosi/
Hyperpop. Il pop nell’era del capitalismo digitale – Julie Ackermann (2024)
Cosa resta del corpo quando il mondo accelera sempre di più?
Se Zhao lavora sulla sottrazione e sul silenzio del lutto, Julie Ackermann con Hyperpop ci scaraventa nell’esatto opposto: un’esplosione di saturazione, glitch e massimalismo sonoro. Ackermann non analizza solo un genere musicale, ma un’urgenza politica: questo genere è intrattenimento, ma non solo. È il suono di un’identità che esplode e che usa l’artificiale per rivendicare una verità radicale, spesso queer e transfemminista.
Qui l’arte ha senso perché in cerca di un urto. È un’estetica che accetta di “fare schifo” o di essere “troppo” pur di non essere invisibile. In un mondo che ci vuole profilatə e prevedibili, l’hyperpop risponde con una distorsione che può essere interpretata, a tutti gli effetti, come un atto di guerriglia sensoriale.
https://www.neroeditions.com/product/hyperpop/
L’arte della gioia - Goliarda Sapienza
Cosa succede a una voce che il presente non è pronto ad ascoltare?
Per decenni, il manoscritto di Goliarda Sapienza è rimasto sepolto, rifiutato dalle case editrici perché “immorale”, “troppo denso”, inclassificabile poiché Modesta, la sua protagonista, entra in contatto col suo desiderio in contesti sociali che la vorrebbero sottomessa. E la storia editoriale di questo libro è essa stessa un atto di resistenza rappresentativo di una voce che ha saputo attendere il suo tempo senza smussare i propri angoli.
Se marzo interroga chi ha il diritto di parlare, Sapienza ci ricorda che l’arte dovrebbe essere un corpo addomesticabile. Il suo “pugno” alla morale comune non è arrivato subito, ma ha colpito con una forza moltiplicata dopo anni di silenzio forzato. È la prova che fare arte ha senso quando diventa una forma di gioia scandalosa, capace di sopravvivere anche a chi tenta di soffocarla.
Queste tre traiettorie, insieme, ci dimostrano che l’arte, quando smette di essere mera estetica e torna a essere corpo, può colpire e trasportarci in dimensioni altre, anche senza il nostro permesso.
Dove saremo fra marzo e aprile?
18-19 marzo, ore 21:00 – Le Baccanti. Fare schifo con gloria
di Giulio Santolini – Off Topic, Torino
29 marzo, ore 16:30 – SID - Fin qui tutto bene
di CUBO – Teatri d’Imbarco, Firenze
1 aprile, ore 21:00 – APE REGINA - Una giornata per Molly Bloom
di Piccola Compagnia della Magnolia – Teatro Il Piccolo, Forlì
9-10 aprile – MOLLY
di CUBO – Teatro Traetta, Puglia Culture, Bitonto (BA)
10-12 aprile – APE REGINA - Una giornata per Molly Bloom
di Piccola Compagnia della Magnolia – Teatro Stabile di Catania, Catania
10 aprile – L’uomo col magnetofono
di CUBO – , Torino
13-14 aprile, ore 21:00 – Ivan e i cani
di Federica Rosellini – Off Topic, Fertili terreni Teatro, Torino
18 aprile, ore 21 – SID - Fin qui tutto bene
di CUBO – Teatro Comunale Eduardo De Filippo, Cecina
22 aprile, ore 21:00 – NO
di Annalisa Limardi – Off Topic, Fertili terreni Teatro, Torino
29-30 aprile – APE REGINA - Una giornata per Molly Bloom
di Piccola Compagnia della Magnolia – Politeama Rossetti, Trieste




